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<title>dBlog</title><link>http://www.piandimarte.it/dblog/</link>
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	<title><![CDATA[La mia notte con Maud]]></title>
	<description><![CDATA[In una spiaggia poco serena,camminavano un uomo e una donna<br />e su di loro la vasta ombra di un dilemma...<br />(Giogio Gaber Il dilemma)<br /><br />L'altro giorno, mentre stavo scegliendo il film da proporre nella rubrica, ascoltavo una canzone di Giorgio Gaber che si intitola Il dilemma.<br /><br />Una ballata tragica; la storia di due personaggi delusi, in balia dei sentimenti; troppo fragili per affrontare una societ rigida ed esigente come quella dei Magnifici anni Ottanta.<br /><br />Anni affollati come recitava il titolo dello spettacolo del 1981, da cui tratta la canzone.<br /><br />I personaggi vivono l'infrangersi della loro piccola utopia, la fine dei loro sogni, comuni e personali, in un contesto che richiedeva a gran voce progresso e partecipazione, ma che non dava reali possibilit di concretizzare nulla di tutto ci.<br /><br />Nella canzone, al culmine della presa di coscienza del fallimento, si danno la morte.<br /><br />Non ho mai capito se Il Sig.G ci ha raccontato solo la loro morte corporea o , metaforicamente, la fine inderogabile del sogno.<br /><br />Ben pi chiaro il messaggio di un'altra memorabile canzone:<br /><br />Albergo a Ore, del compianto Herbert Pagani, pi nota nella versione di Ornella Vanoni.<br /><br />L'epilogo pi shaksperiano, pi crudele e poetico allo stesso tempo.<br /><br />L'associazione logica stata subito:<br /><br />Zabrieskie Point di Michelangelo Antonioni. <br /><br />Un film per me controverso, bello esteticamente, per carit, ma con difetti di consistenza.<br /><br />Fotografata in maniera sublime dal maestro Alfio Contini, con una colonna sonora lussuosa, che vanta nomi come Pink Floyd, Greatiful Dead, Rolling Stones, quest'opera contiene un non disprezzabile messaggio rivoluzionario ed anticapitalistico.<br /><br />Peccato che sia recitato (male) da attori poco espressivi (compare persino Harrison Ford, in una delle sue prime esperienze cinematografiche). <br /><br />Antonioni chiedeva agli attori di spersonalizzarsi, lavorando sui primi piani in maniera minuziosa. Studio accurato delle luci e soprattutto sull'espressivit, accentuando e smaterializzando le loro naturali caratteristiche.<br /><br />Certo, finch poteva lavorare con Monica Vitti (divina nel primo Antonioni), Jeanne Moreau, Lea Massari, Alain Delon, Marcello Mastroianni Gabriele Ferzetti , il gioco era facile. <br /><br />Ed allora, ennesimo dilemma, di cosa parlo ?<br /><br />Mi dirigo col pensiero su un'altro mio punto di riferimento:<br /><br />Eric Rohmer.<br /><br />Combinazione vuole che grazie ad una foto (un ritratto di Diane Baratier) scelta per il mio profilo personale di Facebook, mi si presenti l'occasione di parlare amabilmente con l'amica Patty di un film che amo e che si intitola Il ginocchio di Claire.<br /><br />Ma, contemporaneamente, per un gioco strano del destino, mi viene postato da una nuova e preziosa amica (Anna Rita) un film che invece ho amato meno, dal titolo<br /><br />La mia notte con Maud.<br /><br />Ecco, un altro dilemma.<br /><br />Che faccio? ricerco il vecchio vhs, lo spolvero ma mi si presenta l' ostacolo pi grosso, devo trovare 110 minuti pari alla durata del film (arduo in questo periodo).<br /><br />Cerco un compromesso (antipatico) e lo guardo a spezzatino.<br /><br />Ma, con stupore, riscopro un piccolo capolavoro.<br /><br />La storia come al solito semplice :<br /><br />C' un giovane ingegnere di Clemont-Ferrand (Jean- Louis Trintignan) affascinato dalla giovane Francoise (Marie-Christine Barrault) notata in chiesa.<br /><br />La sera di natale, a casa dell'amico filosofo Vidal (Antoine Vitez), incontra Maud (Francoise Fabian).<br /><br />Bella, inteligente e libera di pensiero, ma terribilmente divorziata.<br /><br />Jean Louis rimane ovviamente colpito; ma quella condizione e soprattutto la libert ostentata di Maud, fa traballare il suo perbenismo cattolico.<br /><br />Per una serie fortuite di circostanze, sono costretti a passare la notte insieme.<br /><br />Dopo un turbine di sentimenti e passionalit represse, si concederanno un solo bacio.<br /><br />Si rincontreranno dopo cinque anni.<br /><br />Lui felicemente (?) sposato con Francoise e Maud ancora sola .<br /><br />In questo sottile racconto morale il terzo della serie six contes moraux datato 1969.<br /><br />I dialoghi sono perfetti, i personaggi parlano con un linguaggio totale, anche corporeo ; la sequenza del loro reincontro memorabile.<br /><br />Una geometria perfetta tra sguardi e piccoli gesti.<br /><br />Rohmer racconta oltre: lo sguardo dominante di Francoise, quello altero di Maud e quel misto di imbarazzo e soddisfazione di Jean Louis.<br /><br />Lui che colpito dal dilemma (appunto), sceglie un porto sicuro (Francoise) ma sconosciuto, piuttosto che una navigazione in mare aperto, in un ambiente magari fantastico (Maud) e conosciuto , ma con le probabili difficolt che un rapporto maturo ed emancipato puo' presentare al suo essere pio e retto.<br /><br />Jean Louis si stringe alla sua morale cattolica, piuttosto che immergersi in un altra realt&agrave; meno sicura, ma pi&ugrave; coinvolgente (il marxismo?).<br /><br />E scioglie cosi' il suo dilemma.<br /><br />Il film un esempio di scrittura sublime; da ricordare anche una disquisizione su di una teoria di Pascal (che non conoscevo, ovviamente...) che riguarda la vita sociale, le azioni politiche, la storia e della mancanza di senso della stessa.<br /><br />Gustosa come tutto il film.<br /><br />Forse con questo mio piccolo omaggio, sono venuto a capo di almeno uno dei miei tanti dilemmi: quale film per questo post?]]></description>
	<link><![CDATA[http://www.piandimarte.it/dblog/articolo.asp?articolo=19]]></link>
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	<dc:date>2010-08-27T11:40:16+01:00</dc:date>
	<dc:creator>Lirio</dc:creator>
</item>
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	<title><![CDATA[Cittŕ di Castello - Festival delle Nazioni ]]></title>
	<description><![CDATA[<p><font size="3">Istituito nel 1968, il Festival delle Nazioni &egrave; uno degli appuntamenti musicali pi&ugrave; importanti in Italia. La manifestazione, giunta alla 43° edizione, si caratterizza per la presenza in ogni edizione di una nazione ospite che presenta formazioni di prestigio internazionale attraverso scelte artistiche di grande rigore e qualit&agrave;, nell’ambito di una ricerca musicologica che privilegia rare esecuzioni e opere prime sempre mantenendo desta l’attenzione nei confronti della musica contemporanea onde favorirne la produzione e la divulgazione, consapevoli dell’importanza che essa riveste quale espressione artistica del nostro tempo. Il Festival, pur mantenendo centrale l’asse musicale, si muove su pi&ugrave; ambiti artistici con una pluralit&agrave; di interventi, teatro, danza, arti visive in grado di rappresentare al meglio la peculiarit&agrave; della nazione ospite. </font></p>
<p><a href="http://www.festivalnazioni.com"><font size="3">www.festivalnazioni.com</font></a></p>]]></description>
	<link><![CDATA[http://www.piandimarte.it/dblog/articolo.asp?articolo=18]]></link>
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	<dc:date>2010-08-26T12:03:16+01:00</dc:date>
	<dc:creator>Admin</dc:creator>
</item>
<item>
	<title><![CDATA[Bianco Rosso e Blues 2010]]></title>
	<description><![CDATA[<p><font size="3">Dieci appuntamenti in cui i profumi e i sapori della del vino e dei prodotti tipici del Trasimeno si associano alle atmosfere musicali che caratterizzano Trasimeno Blues. Il viaggio musicale offre una serie di opportunit&agrave; per riscoprire luoghi e tradizioni del lago Trasimeno. Gli appuntamenti si svolgeranno tutti i sabati fino al 30 ottobre grazie al sodalizio di Trasimeno Blues con la Strada del Vino dei Colli del Trasimeno. </font></p>
<p><font size="3">Maggiori informazioni su </font><a href="http://www.trasimenoblues.it"><font size="3">www.trasimenoblues.it</font></a></p>]]></description>
	<link><![CDATA[http://www.piandimarte.it/dblog/articolo.asp?articolo=16]]></link>
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	<dc:date>2010-08-26T11:53:49+01:00</dc:date>
	<dc:creator>Admin</dc:creator>
</item>
<item>
	<title><![CDATA[La carpa di Natale]]></title>
	<description><![CDATA[<meta http-equiv="CONTENT-TYPE" content="text/html; charset=utf-8" />
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<p align="JUSTIFY" style="margin-bottom: 0cm; font-family: Arial;"><font size="2">Ciao carissimi, vi mando tutto quello che ha detto la nonna Klein, regina del gefilte fish, ma senza dosi e un po' a occhio.</font></p>
<p align="JUSTIFY" style="margin-bottom: 0cm; font-family: Arial;"><font size="2">CARPA - Non tagliare la pancia, tagliare solo la testa, e attenti alla bile.</font></p>
<p align="JUSTIFY" style="margin-bottom: 0cm; font-family: Arial;"><font size="2">Mettere a bollire delle cipolle in acqua, farle bollire a lungo, con sale, pepe e poco zucchero.</font></p>
<p align="JUSTIFY" style="margin-bottom: 0cm; font-family: Arial;"><font size="2">Mettere nel brodo che si sar&agrave; fatto, il pesce gi&agrave; ripieno, tagliato a fette - da crudo, per 35-40 minuti.</font></p>
<p align="JUSTIFY" style="margin-bottom: 0cm; font-family: Arial;"><font size="2">Far bollire a parte la testa e le lische del pesce che si user&agrave; per il ripieno, a lungo, questo brodo far&agrave; una bella gelatina.</font></p>
<p align="JUSTIFY" style="margin-bottom: 0cm; font-family: Arial;"><font size="2">RIPIENO - Branzino, salmone, pesce persico, quello che si trova, tritato a crudo con pane grattugiato, o mollica bagnata, sale, pepe, uovo crudo, magari aggiungere un altro rosso se necessario per tenere il ripieno, mezzo dado.</font></p>
<p align="JUSTIFY" style="margin-bottom: 0cm; font-family: Arial;"><font size="2">Riempire la carpa, tagliare a fette a crudo, e mettere nell'acqua delle cipolle.</font></p>
<p align="JUSTIFY" style="margin-bottom: 0cm; font-family: Arial;"><font size="2">Quando &egrave; fatto, aggiungere il brodo-gelatina.</font></p>
<p align="JUSTIFY" style="margin-bottom: 0cm; font-family: Arial;"><font size="2">Mettere in frigo quando &egrave; freddo.</font></p>
<p align="JUSTIFY" style="margin-bottom: 0cm; font-family: Arial;"><font size="2">Buon appetito.</font></p>
<p align="JUSTIFY" style="margin-bottom: 0cm; font-family: Arial;"><font size="2">Bacioni</font></p>
<p align="JUSTIFY" style="margin-bottom: 0cm; font-family: Arial;"><font size="2">Rosella</font></p>
<p align="JUSTIFY" style="margin-bottom: 0cm;"><br /> </p>
<p align="JUSTIFY" style="margin-bottom: 0cm; font-family: Times New Roman;"><font size="3">Dalla mail non risulta chiarissimo il procedimento ma l’idea &egrave; resa sufficientemente. La carpa non va nascosta ma il suo gusto s&igrave;. All’incontrario, mi vengono in mente alcuni cibi travestiti, la cioccolata che a seconda dei casi diventa pesce, santo, frutto; ma anche il pane; e che dire dell’arancino che &egrave; apparentemente il solare agrume ma in verit&agrave; &egrave; una palla di riso; o delle rose persiane di melanzana zuppe di melassa di melograno. Mia moglie ieri ha preparato una mousse di ricotta e barbabietola <span style="background: none repeat scroll 0% 0% transparent;">che a vederla giuravi fosse un gelato</span> di mirtillo.  </font></p>
<p align="JUSTIFY" style="margin-bottom: 0cm; font-family: Times New Roman;"><font size="3">La carpa non va nascosta nella ricetta di nonna Klein ma in altre preparazioni assolutamente s&igrave;: del <i>gefilte fish</i> in parecchie tavole del mondo rimane appena il ripieno.  </font></p>
<p align="JUSTIFY" style="margin-bottom: 0cm; font-family: Times New Roman;"><font size="3">Se ne dicono tante sul suo conto. La carpa &egrave; un pesce sfigato. Se ne dicono di cose: bisogna toglierle i denti dal fondo della bocca, cos&igrave; sparir&agrave; quel gusto di <i>fanghino</i>; bisogna, al momento della morte, farle bere gocce d’aceto; bisogna in ogni modo che la carpa non sappia di carpa. Voci di popolo. Al momento giusto viene fotografata per copertine allettanti: ogni pescatore diciamo sportivo celebrerebbe volentieri tra le mani una bestia da 9 chili.</font></p>
<p align="JUSTIFY" style="margin-bottom: 0cm; font-family: Times New Roman;"><font size="3">Io la cucino spesso. Non tolgo denti, non imbocco aceto. Non &egrave; certo la massima autorit&agrave; poetica del lago, ma recita bene la sua parte.  </font></p>
<p align="JUSTIFY" style="margin-bottom: 0cm; font-family: Times New Roman;"><font size="3">“<i>Nicco</i>, quanto sei <i>nicco</i>!”</font></p>
<p align="JUSTIFY" style="margin-bottom: 0cm; font-family: Times New Roman;"><font size="3">“Che vuol dire?”</font></p>
<p align="JUSTIFY" style="margin-bottom: 0cm; font-family: Times New Roman;"><font size="3">“A Perugia vuol dire buongustaio. Uno che &egrave; goloso di cose belle e buone. Il contrario di uno che &egrave; di <i>boccatura</i>, per dire di bocca buona.”</font></p>
<p align="JUSTIFY" style="margin-bottom: 0cm; font-family: Times New Roman;"><font size="3">“A te piace la carpa?”</font></p>
<p align="JUSTIFY" style="margin-bottom: 0cm; font-family: Times New Roman;"><font size="3">“No. Ma mamma la cucinava spesso. In Sicilia si mangia?”</font></p>
<p align="JUSTIFY" style="margin-bottom: 0cm; font-family: Times New Roman;"><font size="3">“Io non l’avevo mai mangiata. Quando ho visto la <i>Carpa di Natale </i>di Grosz a una mostra sul dadaismo, mi &egrave; venuto da sorridere. Ho pensato a una caricatura, a un trionfo di cibo ridicolo per una grande occasione. Ma ben dopo seppi che l’omaggio era serio, perch&eacute; quel pesce &egrave; sacerdote della cena delle notti sante di dicembre per alcune milionate di persone, per lo pi&ugrave; slave del nord ed ebree. Non pensavo che un pesce potesse essere cos&igrave; irrinunciabile. Come lo cucinava tua madre?”</font></p>
<p align="JUSTIFY" style="margin-bottom: 0cm; font-family: Times New Roman;"><font size="3">“Al forno, ripieno di mollica, aglio, finocchio selvatico… ma anche in un altro modo speciale, “in porchetta”. Ma non per Natale, per fortuna.”</font></p>
<p align="JUSTIFY" style="margin-bottom: 0cm; font-family: Times New Roman;"><font size="3">Bene. Qui volevo arrivare: il concetto di “in porchetta”, in Umbria, &egrave; complesso. Ha subito lo stesso destino della ricetta ebraica; cio&egrave; in principio i ventri di pesci, oche e conigli (ma attenzione: anche le lumache si elaborano “in porchetta”) ospitavano tocchi di porchetta e l’inconfondibile intrigo di aromi che la caratterizza. Infine, col l’economizzarsi del tempo, un preparativo “in porchetta” pretende almeno la presenza di aglio, pepe e finocchio selvatico. Cos&igrave; si evince dai discorsi della gente comune.</font></p>
<p align="JUSTIFY" style="margin-bottom: 0cm; font-family: Times New Roman;"><font size="3">“Cosa sai delle carpe?”</font></p>
<p align="JUSTIFY" style="margin-bottom: 0cm; font-family: Times New Roman;"><font size="3">“Premesso che non mi piace, come ti dicevo. Allora, carpa del Trasimeno. Carpa reggia o regina; con le squame. E grosse. Dicono che &egrave; buona anche la carpa specchio (con poche squame, luccicanti); passabile la carpa cuoio (liscia e marrone); pessima la carpa cinese amur.”</font></p>
<p align="JUSTIFY" style="margin-bottom: 0cm; font-family: Times New Roman;"><font size="3">Doveva spuntare la carpa cinese!</font></p>
<p align="JUSTIFY" style="margin-bottom: 0cm; font-family: Times New Roman;"><font size="3">“Adesso mi racconti la ricetta speciale di mamma.”</font></p>
<p align="JUSTIFY" style="margin-bottom: 0cm; font-family: Times New Roman;"><font size="3">“Sicuro?”</font></p>
<p align="JUSTIFY" style="margin-bottom: 0cm; font-family: Times New Roman;"><font size="3">“Certo.”</font></p>
<p align="JUSTIFY" style="margin-bottom: 0cm; font-family: Times New Roman;"><font size="3">“Andiamo in cooperativa a comprarne una. A Sant’Arcangelo, che l&igrave; vicino c’&egrave; il <i>porchettaro</i>.”  </font></p>
<p align="JUSTIFY" style="margin-bottom: 0cm; font-family: Times New Roman;"><font size="3"><br /></font> </p>
<p align="JUSTIFY" style="margin-bottom: 0cm; font-family: Times New Roman;"><font size="3">Allo spaccio, i pescatori del Trasimeno tagliano corto: la carpa &egrave; tutta buonissima: dei maschi si apprezza il latte e delle femmine le uova. Costa poco, pu&ograve; sfamare una famiglia ed &egrave; moderatamente spinosa. Ha carni sode e non richiede particolari cure in cottura. La carpa regina, autoctona del piccolo mare di Perugia, &egrave; la pi&ugrave; bella del reame. Le squame grosse, fitte, assicurano una peculiarit&agrave; regale a dispetto delle altre bestie del clan. La carpa regina quando ti viene consegnata deve solo agonizzare fino alla morte che sopraggiunger&agrave; addirittura ben dopo l’eviscerazione. Bestia tosta. Ma oggi nessuno la vuole.</font></p>
<p align="JUSTIFY" style="margin-bottom: 0cm; font-family: Times New Roman;"><font size="3">Il mistero dell’esistenza di Dio, per dirla con Saramago, in Umbria anzich&eacute; in Alentejo, sta in questo procedimento: acquistiamo una regina di circa 4 chili. La chiediamo femmina nella speranza di recuperare le uova per le tagliatelle; ma anche perch&eacute; alle femmine, una volta svuotate, resta il ventre pi&ugrave; ampio. Bene. Adesso puntiamo al <i>porchettaro</i>. Lo smaliziato venditore ci regala un po’ di ripieno del suo maiale, soprattutto fegati, tocchi di stinco e le aromatiche con l’immancabile finocchio selvatico, miste al grasso e al pepe. Poi un sorriso complice accompagna l’incartamento. A casa ficchiamo tutto in pancia alla carpa svuotata. La teniamo il pi&ugrave; possibile in frigo, la mamma del mio amico anche 24 ore ma noi alle otto di sera la infiliamo nel forno caldo. Ah, non scordarsi di picchettare i fianchi della bestia con parte della sacra miscela.</font></p>
<p align="JUSTIFY" style="margin-bottom: 0cm; font-family: Times New Roman;"><font size="3">Ecco, Dio fa dono della sua esistenza in questi casi; e anche quando i contadini dell’Alentejo mangiano a colazione le acciughe con il caffellatte.</font></p>
<p align="JUSTIFY" style="margin-bottom: 0cm; font-family: Times New Roman;"><font size="3">A cena, il mio amico assicura che i suoi compaesani <i>so</i> <i>‘nguastiti</i>, cio&egrave; assatanati, che mangiano di tutto. Bisogna credergli e di questo se ne riparler&agrave;.</font></p>]]></description>
	<link><![CDATA[http://www.piandimarte.it/dblog/articolo.asp?articolo=15]]></link>
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	<dc:date>2010-07-31T18:57:42+01:00</dc:date>
	<dc:creator>alessandro</dc:creator>
</item>
<item>
	<title><![CDATA[Smoke]]></title>
	<description><![CDATA[<meta http-equiv="CONTENT-TYPE" content="text/html; charset=utf-8" />
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<p style="margin-bottom: 0cm;"><br /> </p>
<p style="margin-bottom: 0cm; text-align: justify;">                                                                   “<font face="Lohit Bengali" style="font-style: italic;"><font size="2">Se non confidi i tuoi segreti agli amici, che amico sei?”</font></font></p>
<div style="text-align: justify;"> </div>
<p style="margin-bottom: 0cm; text-align: justify;">                                                                                    <font face="Lohit Bengali"><font size="2">(Il tabaccaio Auggie allo scrittore Paul)</font></font></p>
<div style="text-align: justify;"> </div>
<p style="margin-bottom: 0cm; text-align: justify;">                                                                                </p>
<div style="text-align: justify;"> </div>
<p style="margin-bottom: 0cm; text-align: justify;"><br /> </p>
<div style="text-align: justify;"> </div>
<p style="margin-bottom: 0cm; text-align: justify; font-family: Times New Roman;"><font size="3">Inauguro con quest'articolo una sezione del Blog che si chiama “nutrire”</font></p>
<div style="text-align: justify; font-family: Times New Roman;"> </div>
<p style="margin-bottom: 0cm; text-align: justify; font-family: Times New Roman;"><font size="3"><br /></font> </p>
<div style="text-align: justify; font-family: Times New Roman;"> </div>
<p style="margin-bottom: 0cm; text-align: justify; font-family: Times New Roman;"><font size="3">dove, <span style="text-decoration: none;">senza nessuna pretesa “letterariartisticoculturale”</span>, mi piacerebbe condividere alcune suggestioni a proposito di cinema, musica e cibo e magari cominciare un interscambio necessario e vitale,  per un curioso cronico come me.</font></p>
<div style="text-align: justify; font-family: Times New Roman;"> </div>
<p style="margin-bottom: 0cm; text-align: justify; font-family: Times New Roman;"><font size="3"><br /></font> </p>
<div style="text-align: justify; font-family: Times New Roman;"> </div>
<p style="margin-bottom: 0cm; text-align: justify; font-family: Times New Roman;"><font size="3">Parto  raccontando un film  che amo particolarmente, ”Smoke” di Wayne Wang  datato 1995.</font></p>
<div style="text-align: justify; font-family: Times New Roman;"> </div>
<p style="margin-bottom: 0cm; text-align: justify; font-family: Times New Roman;"><font size="3">Il soggetto e la sceneggiatura sono di Paul Auster, e la trama nasce proprio da un <span style="text-decoration: none;">racconto</span> dello stesso autore, intitolato “Il racconto di Natale di Auggie Wren”, pubblicato sulle pagine culturali del  New Yorker  nel Natale del 1990.</font></p>
<div style="text-align: justify; font-family: Times New Roman;"> </div>
<p style="margin-bottom: 0cm; text-align: justify; font-family: Times New Roman;"><font size="3">La storia narra di un piccolo universo umano che ruota intorno ad una tabaccheria di New York gestita da Augustus “Auggie” Wren interpretato magnificamente da Harvey Keytel, un universo umano e disperato, ma anche libero e partecipe; si cazzeggia volentieri e si elogia il fumo, bandito gi&agrave; allora ipocritamente,  dalla vita pubblica americana.</font></p>
<div style="text-align: justify; font-family: Times New Roman;"> </div>
<p style="margin-bottom: 0cm; text-align: justify; font-family: Times New Roman;"><font size="3">In questo teatrino si incontrano le vite ed i destini di Paul Benjamin (William Hurt), uno scrittore in crisi emotiva e creativa a causa della morte dell'amata moglie uccisa in una rapina, e di  Rashid o Thomas Jefferson, come preferisce farsi chiamare (Harry Perrineau Jr.); l'incontro tra i due segner&agrave;<span style="text-decoration: none;"> un cambio di passo nella vita di entrambi. Paul superer&agrave; la difficolta di relazionare con il resto del mondo aiutando Rachid a riallacciare i contatti con il burbero padre Cyrus Cole ,(Forrest Whitaker)</span> un meccanico con un braccio artificiale e con enormi difficolt&agrave; comunicative.</font></p>
<div style="text-align: justify; font-family: Times New Roman;"> </div>
<p style="margin-bottom: 0cm; text-align: justify; font-family: Times New Roman;"><font size="3">Stesse problematiche  comunicative che scopre il protagonista Auggie, con la probabile figlia naturale Felicity (Ashley Judd) invischiata in losche trame di dipendenza da droghe e farmaci.</font></p>
<div style="text-align: justify; font-family: Times New Roman;"> </div>
<p style="margin-bottom: 0cm; text-align: justify; font-family: Times New Roman;"><font size="3">Tutti i destini si incrociano in quest'angolo newyorchese con risvolti a volte teneri o tragici di vita</font></p>
<div style="text-align: justify; font-family: Times New Roman;"> </div>
<p style="margin-bottom: 0cm; text-align: justify; font-family: Times New Roman;"> <font size="3">comune .</font></p>
<div style="text-align: justify; font-family: Times New Roman;"> </div>
<p style="margin-bottom: 0cm; text-align: justify; font-family: Times New Roman;"><font size="3">Nel finale Auggie, per incoraggiare lo scrittore Paul, gli racconta un episodio avvenuto qualche anno prima, che io provo a sintetizzare:</font></p>
<div style="text-align: justify; font-family: Times New Roman;"> </div>
<p style="margin-bottom: 0cm; text-align: justify; font-family: Times New Roman;"><font size="3"><br /></font> </p>
<div style="text-align: justify; font-family: Times New Roman;"> </div>
<p style="margin-bottom: 0cm; text-align: justify; font-family: Times New Roman;"><font size="3">Auggie viene rapinato da un ragazzo, il quale durante la collutazione/inseguimento smarrisce il suo portafoglio completo di indirizzo e foto.</font></p>
<div style="text-align: justify; font-family: Times New Roman;"> </div>
<p style="margin-bottom: 0cm; text-align: justify; font-family: Times New Roman;"><font size="3">Auggie cos&igrave; decide, proprio la mattina di Natale, di non denunciarlo, di andare invece a fare visita al maldestro ladruncolo .</font></p>
<div style="text-align: justify; font-family: Times New Roman;"> </div>
<p style="margin-bottom: 0cm; text-align: justify; font-family: Times New Roman;"><font size="3">Ma con sorpresa gli apre la nonna del regazzo, una signora cieca, che finge di riconoscere in Auggie il nipote.</font></p>
<div style="text-align: justify; font-family: Times New Roman;"> </div>
<p style="margin-bottom: 0cm; text-align: justify; font-family: Times New Roman;"><font size="3">La strana coppia passer&agrave; insieme il giorno di <span style="text-decoration: none;">Natale </span>chiacchierando e dividendosi cibo, storie e bevande.-  </font> </p>
<div style="text-align: justify; font-family: Times New Roman;"> </div>
<p style="margin-bottom: 0cm; text-align: justify; font-family: Times New Roman;"><font size="3">Quando scende la sera, approfittando dell'appisolamento della signora, Auggie entra in bagno e trova nascoste delle macchine fotografich<span style="text-decoration: none;">e e, in </span>un impeto malandrino, ne prende una ed esce di casa. <font color="#000000">Da allora, ogni mattina, l'adoperer&agrave; per immortalare  - prima dell'apertura -</font> l'angolo di strada  di  fronte alla sua tabaccheria, testimoniando il passaggio del tempo.</font></p>
<div style="text-align: justify; font-family: Times New Roman;"> </div>
<p style="margin-bottom: 0cm; text-align: justify; font-family: Times New Roman;"><font size="3"><br /></font> </p>
<div style="text-align: justify; font-family: Times New Roman;"> </div>
<p style="margin-bottom: 0cm; text-align: justify; font-family: Times New Roman;"><font size="3">A questo punto, Pa<span style="text-decoration: none;">ul i</span>ncalza chiedendo ad Auggie se fosse mai pi&ugrave; tornato in quella casa.</font></p>
<div style="text-align: justify; font-family: Times New Roman;"> </div>
<p style="margin-bottom: 0cm; text-align: justify; font-family: Times New Roman;"><font size="3">Lui  finisce il racconto parlando di una sua seconda visita,  a distanza di mesi, con l'intento di restituire la macchina fotografica, e raccontando del  suo stupore per aver trovato un altro inquilino e nessuna traccia della signora cieca. Auggie appare ancora confuso per quel furto, per lui inusuale,  e per quella buona azione mancata.</font></p>
<div style="text-align: justify; font-family: Times New Roman;"> </div>
<p style="margin-bottom: 0cm; text-align: justify; font-family: Times New Roman;"><font size="3"><br /></font> </p>
<div style="text-align: justify; font-family: Times New Roman;"> </div>
<p style="margin-bottom: 0cm; text-align: justify; font-family: Times New Roman;"><font size="3"><span style="text-decoration: none;">Ad accompagnare le scene</span> di questa piccola vicenda umana c' &egrave; la struggente ballata “Innocent when you dream” cantata da Tom Waits e che comicia cos&igrave;:</font></p>
<div style="text-align: justify; font-family: Times New Roman;"> </div>
<p style="margin-bottom: 0cm; text-align: justify;"><br /> </p>
<div style="text-align: justify;"> </div>
<p style="margin-bottom: 0cm; text-align: justify;">“<font face="Lohit Bengali"><font size="2"><i>The bats are in the belfry </i></font></font> </p>
<div style="text-align: justify;"> </div>
<p style="margin-bottom: 0cm; text-align: justify;"><font face="Lohit Bengali"><font size="2"><i>the dew is on the moor </i></font></font> </p>
<div style="text-align: justify;"> </div>
<p style="margin-bottom: 0cm; text-align: justify;"><font face="Lohit Bengali"><font size="2"><i>where are the arms that held me </i></font></font> </p>
<div style="text-align: justify;"> </div>
<p style="margin-bottom: 0cm; text-align: justify;"><font face="Lohit Bengali"><font size="2"><i>and pledged her love before </i></font></font> </p>
<div style="text-align: justify;"> </div>
<p style="margin-bottom: 0cm; text-align: justify;"><font face="Lohit Bengali"><font size="2"><i>and pledged her love before...”</i></font></font></p>
<div style="text-align: justify;"> </div>
<p style="margin-bottom: 0cm; text-align: justify; font-family: Times New Roman;"><font size="3"><br /></font> </p>
<div style="text-align: justify; font-family: Times New Roman;"> </div>
<p style="margin-bottom: 0cm; text-align: justify; font-family: Times New Roman;"><font size="3"><span style="font-style: normal;">La</span> canzone &egrave; contenuta  nell'album “Franks wild years” del 1987,  dolce e disperata  (Tom &egrave; unico in questo) e sottolinea in tinta ogni sguardo ed ogni micro movimento scenico.</font></p>
<div style="text-align: justify; font-family: Times New Roman;"> </div>
<p style="margin-bottom: 0cm; text-align: justify; font-family: Times New Roman;"><font size="3"><br /></font> </p>
<div style="text-align: justify; font-family: Times New Roman;"> </div>
<p style="margin-bottom: 0cm; text-align: justify; font-family: Times New Roman;"><font size="3">Č un perfetto completamento di un piatto , <span style="text-decoration: none;">quel</span>l'ingrediente che non ti aspetti ma che ti colpisce profondamente, nel palato e nella memoria.</font></p>
<div style="text-align: justify; font-family: Times New Roman;"> </div>
<p style="margin-bottom: 0cm; text-align: justify; font-family: Times New Roman;"><font size="3"><br /></font> </p>
<div style="text-align: justify; font-family: Times New Roman;"> </div>
<p style="margin-bottom: 0cm; text-align: justify; font-family: Times New Roman;"><font size="3">Il film &egrave; una piccola apologia dello stare insieme, un atto d' amore verso i piace<span style="text-decoration: none;">ri minimi, c</span>he possono anche essere pericolosi come il fumo o il bicchierino, ma che<span style="text-decoration: none;"> sono</span> spesso necessari al  nostro precario equilibrio quotidiano.</font></p>
<div style="text-align: justify; font-family: Times New Roman;"> </div>
<p style="margin-bottom: 0cm; text-align: justify; font-family: Times New Roman;"><font size="3"><br /></font> </p>
<div style="text-align: justify; font-family: Times New Roman;"> </div>
<p style="margin-bottom: 0cm; text-align: justify; font-family: Times New Roman;"><font size="3">Chiudo confessandovi di essere un tabagista saltuario ma un gastronauta puntuale: </font> </p>
<div style="text-align: justify; font-family: Times New Roman;"> </div>
<p style="margin-bottom: 0cm; text-align: justify; font-family: Times New Roman;"><font size="3">il caminetto della mia pipa preferita (una Peterson in radica) con  il fumo sottile che trascina con s&egrave; un profumo di vaniglia (uso, tra gli altri, un tabacco “da compagnia”con i fiori essiccati...delizioso e danese, ma quasi introvabile) riesce sempre a farmi pensare al coccio sul fuoco,  magari con lo <span style="text-decoration: none;">stracotto alla Perugina (potete trovarlo nella sezione ricette) che diffonde il suo richiamo olfattivo per tutta la casa.</span> </font> </p>
<div style="text-align: justify; font-family: Times New Roman;"> </div>
<p style="margin-bottom: 0cm; text-align: justify; font-family: Times New Roman;"><font size="3"><br /></font> </p>
<div style="text-align: justify; font-family: Times New Roman;"> </div>
<p style="margin-bottom: 0cm; text-align: justify; font-family: Times New Roman;"><font size="3">Grazie per le letture e i commenti! </font> </p>
<div style="text-align: justify; font-family: Times New Roman;"> </div>
<p style="margin-bottom: 0cm; text-align: justify; font-family: Times New Roman;"><font size="3"><br /></font> </p>
<div style="text-align: justify; font-family: Times New Roman;"> </div>
<p style="margin-bottom: 0cm; text-align: justify; font-family: Times New Roman;"><font size="3"><br /></font> </p>
<div style="text-align: justify; font-family: Times New Roman;"> </div>
<p style="margin-bottom: 0cm; text-align: justify;"><br /> </p>
<div style="text-align: justify;"> </div>
<p style="margin-bottom: 0cm; text-align: justify;"><br /> </p>
<p style="margin-bottom: 0cm;"><br /> </p>]]></description>
	<link><![CDATA[http://www.piandimarte.it/dblog/articolo.asp?articolo=14]]></link>
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	<dc:date>2010-07-30T15:36:58+01:00</dc:date>
	<dc:creator>Lirio</dc:creator>
</item>
<item>
	<title><![CDATA[Stracotto Perugino]]></title>
	<description><![CDATA[<span style="font-weight: bold; text-decoration: underline;"></span><br style="font-weight: bold; text-decoration: underline;" /><br /> Ingredienti:<br /><br />
<div style="text-align: left;"> 400gr di Polpa di maiale (indicata la parte usata per il capocollo)<br /> :Un bicchiere di vino bianco secco<br /> 1 spicchio d'aglio<br /> 1 Cipolla (possibilmente gialla di Cannara) <br />60 gr Burro<br /> 1 carota<br /> 1 limone<br /> 2 acciughe salate + due cucchiai di capperi<br /> Olio extravergine ,sale e pepe q.b un mazzetto di odori (salvia,alloro,rosmarino e prezzemolo)<br /> Brodo q.b<br /> 1 cucchiaio di concentrato<br /><br /> Procedimento;  <br /><br /><br />Rosolare nell'olio un trito di aglio, cipolla e carota, con la buccia di un limone tagliata jiulienne(striscette sottili)oppure grattuggiata. Lasciare appassire il soffritto; quindi mettere la carne tagliata a cubetti(volendo si pu&ograve; infarinare leggermente, ma non &egrave; indispensabile), quindi bagnare a rosolatura avvenuta,con il vino bianco. Salate , cospagete di pepe e unite il trito di erbe; coprire e cuocere per un ora e mezza circa aggiungendo  il cucchiaio di concentrato diluito nel brodo caldo,continuare la cottura ancora per una mezz'ora. Poco prima della ultimazione della cottura aggiungere un trito di acciughe capperi e prezzemolo ed il burro. Lasciate riprendere il calore rimestando, indi servirla . </div>]]></description>
	<link><![CDATA[http://www.piandimarte.it/dblog/articolo.asp?articolo=11]]></link>
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	<dc:date>2010-07-05T13:48:54+01:00</dc:date>
	<dc:creator>Lirio</dc:creator>
</item>
<item>
	<title><![CDATA[SALMI' PERUGINO DI ANATRO MUTO]]></title>
	<description><![CDATA[<div style="FONT-FAMILY: Times New Roman; TEXT-ALIGN: justify"><font size="3">INGREDIENTI: 3 kg di anatra spezzettata sono abbondanti per 8 persone; 2 cipolle, alloro, salvia, olive nere infornate, olio d'oliva e.v., aglio e altri gusti a piacere, vino bianco, sale, pepe.  <br /><br />PREAMBOLO: Premessa: alle interiora d'anatra si possono aggiungere quelle di altro pollame o coniglio. Qualsiasi cacciagione ho sentito dire viene cucinata in questo cosiddetto salm&igrave;. Ma nel caso di altri animali se non uccelli, non &egrave; in uso il crostino agliato in fondo al piatto. Il vino bianco pu&ograve; essere sostituito dal rosso in sede di rosolatura. Con le capature dell'anatra preparare un buon brodo. Le interiora buone (che qui chiamano coratella e fegato) vanno tagliuzzate; va nno bene anche la pagliata e le commestibili dello stomaco; lavare abbondantemente la carne in acqua fredda, asciugare e rosolare con gusti e vino. Filtrare il fondo di cottura. <br /><br />PREPARAZIONE: Mettere a soffriggere in un coccio i gusti nel fondo di cottura; se &egrave; il caso, aggiungere ancora olio o strutto. Quindi aggiungere la carne e le interiora tritate. Ristretto il sugo, aggiungere brodo, lasciare cuocere al coperto e a fuoco lento; cercare di mantenere il condimento abbastanza umido e dopo circa mezzora di cottura dolce, aggiungere le olive e ancora brodo. Aggiustare di sale e pepe. Raggiunto un amalgama di sapori, togliere la carne e recuperare le interiora, le olive e i gusti; dunque passere&nbsp; a setaccio fino a ridurre&nbsp; il tutto a &ldquo;pat&eacute;&rdquo;. Riportare la carne nel coccio insieme al pat&eacute; e finire di cuocere.<br />Servire su fetta di pane abbrustolita e sfregata con aglio.<br /></font></div>]]></description>
	<link><![CDATA[http://www.piandimarte.it/dblog/articolo.asp?articolo=9]]></link>
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	<dc:date>2010-06-20T21:50:45+01:00</dc:date>
	<dc:creator>alessandro</dc:creator>
</item>
<item>
	<title><![CDATA[Calamari in napofrik]]></title>
	<description><![CDATA[<meta content="text/html; charset=utf-8" http-equiv="CONTENT-TYPE" />
<title></title>
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<p align="JUSTIFY" style="margin-bottom: 0cm;">Iadranko cucina il <i>napofrik</i> e i pecorari sdentati del paese lo guardano fare come guardassero il figlio scemo a vent&rsquo;anni giocare con le biglie. Da grande vorrebbe lavorare a Pag, alle saline, perch&eacute; per lui le saline sono i campi del mare. <br /></p>
<p align="JUSTIFY" style="margin-bottom: 0cm;">&ldquo;Vedi, nella mia arte &egrave; difficile convincere i contemporanei del valore dell&rsquo;innovazione. Chi mi da i soldi? Nella scienza succede il contrario, se non innovi non interessi, &egrave; pi&ugrave; facile&rdquo;. Questo dice il pittore cuciniere.</p>
<p align="JUSTIFY" style="margin-bottom: 0cm;">Gli acquarelli di Iadranko hanno i colori del pesce e della verza. Se ti avvicini al cartone senti l&rsquo;odore forte dello stufato. A tradimento delle umili origini di <i>siromasno</i>, unto dal formaggio; in un paese che &egrave; un <i>zajedno mesto</i>, &ldquo;ultimo luogo&rdquo; come dire frazione ma lo dice meglio, non essere <i>bogati</i> cio&egrave; di Dio e dunque abbienti, vale a dire essere figli scemi, ma almeno ti lasciano in pace. Puoi mangiare pan di fichi e pan di sorbole, quello rosso, puoi andare a caccia di lepri e puoi spaccarle a met&agrave; come fossero sarde per grigliarle con pi&ugrave; comodo, puoi andar a spigolare avanzi di granturco e di sicuro, sebbene poverissimo, puoi mangiare. Maiale &egrave; per tutti ma solo chi ha di meno aiuta i miseri. Qui &egrave; cos&igrave;.</p>
<p align="JUSTIFY" style="margin-bottom: 0cm;">&ldquo;Fatti dare mezzo chilo di calamari e magari qualcosa di pi&ugrave;; un chilo di verze ce le mette nonna Dumi; ruba due o tre patate e alla Dumi supplica erbe aromatiche e se ce l&rsquo;ha, una cipolla. La nonna diceva sempre: scrivi attento e non ti distrarre perch&eacute; la <i>erre </i>&egrave; corta e la <i>elle</i> &egrave; lunga e ti pu&ograve; cavare gli occhi&rdquo;. Bello scrivere bene e il bimbo povero &egrave; stato il pi&ugrave; bravo del paese e da scolaro cresciuto, al ritorno da Rjieka, ha portato con s&eacute; il primo libro.</p>
<p align="JUSTIFY" style="margin-bottom: 0cm;">Paul Nizan nel suo Aden ha suggerito a Iadranko qualcosa di grandioso a proposito del Quarnaro.</p>
<p align="JUSTIFY" style="margin-bottom: 0cm;">A pagina 90 &egrave; chiaro, tra la penisola del Sinai e l&rsquo;isola di Socotra bisogna accettare una natura a cui gli uomini sono veramente estranei, non hanno alcun potere, dove le loro aspirazioni e i loro desideri non scuotono l&rsquo;immobilit&agrave; del deserto. Questa gente in Quarnaro, nell&rsquo;isola di Cherso, fin qui nell&rsquo;ultimo luogo di Dragoseti&#269;i, &egrave; come quella di Aden perch&eacute; l&rsquo;accidentato clima permette poche occasioni di sfruttamento della terra e da parte dell'uomo, di resistenza. Sulla impossibilit&agrave; dei mulini si basa la fede nella fatalit&agrave;.  </p>
<p align="JUSTIFY" style="margin-bottom: 0cm;">&ldquo;Lava e taglia a pezzi le foglie di verza lasciandole in attesa, da parte. Cura i calamari togliendogli l&rsquo;osso, tagliando le parti lunghe a quadratini di circa tre centimetri di lato. Soffriggi tentacoli e pituia in abbondante olio, olio regalato da triestini; ah s&igrave;, la pituia &egrave; il sacchetto con quel liquido giallino che sta dentro queste bestie. E sta attento agli spruzzi dell&rsquo;olio&rdquo;.</p>
<p align="JUSTIFY" style="margin-bottom: 0cm;">Se un uomo pu&ograve; amare una cascata d&rsquo;acqua e nello stesso tempo metterci sopra una turbina, non creder&agrave; che tutto &egrave; scritto. Spiega questo la fortuna dell&rsquo;islam arrivato qui a due passi da noi, nello stesso Paese? E la deriva di questo cristianesimo verso i marchi tedeschi? Pu&ograve; spiegarlo? Ad Aden e a Dragoseti&#269;i, insomma in questi Orienti d&rsquo;Occidente, si avverte un disarmonico modo di stare dell&rsquo;uomo, dove al massimo quello che gli &egrave; consentito fare &egrave; cacciare mosche o fare il pastore, oppure allearsi con il fratello per un poco ma proprio poco di erba e di patate. Costruisce una cultura stanziale ma sostanzialmente precaria, pronta a muoversi come si muove l&rsquo;erosione a seguito dei venti. Questo pot&eacute; capire l&rsquo;adolescente Iadranko.</p>
<p align="JUSTIFY" style="margin-bottom: 0cm;">&ldquo;E dopo esserti difeso dagli spruzzi e hai portato a termine la rosolatura, versa nel tegame tanta acqua ma tanta quanto basta a lessare le verze e cio&egrave;, dico io, due o tre bicchieri. E quando quest&rsquo;acqua bolle aggiungi come sempre il sale e getta dentro la verza e i pochi gusti aromatici della buona nonna che volle che io studiassi. Ci fosse del buon <i>koroma&#269;</i>, finocchio selvatico, ma non &egrave; tempo&rdquo;.</p>
<p align="JUSTIFY" style="margin-bottom: 0cm;">Vicino ai grossi centri di questi Orienti dell&rsquo;Ovest si incrostano imitazioni di poteri e di domini sulla terra. Non &egrave; un caso che l&rsquo;influenza teutonica qui sia forte e indiscussa, in una terra senza dominio locale &egrave; facile e naturale ogni sfruttamento periferico. Non glielo hanno detto a scuola. Ogni materia &ldquo;non eminente&rdquo; era peso in meno in termini di chilogrammi, i professori stessi erano i primi a rendersene conto, a togliersi d&rsquo;impiccio, per il loro bene e per quello di Iadranko, cos&igrave; non si &egrave; mai letta a scuola una pagina del libro di musica o del Vangelo.  </p>
<p align="JUSTIFY" style="margin-bottom: 0cm;">&ldquo;A met&agrave; cottura aggiungi le patate rubate tagliate a tocchi. Intanto prepara il brodetto con i resti dei calamari. Ammesso che ce li hai, fai imbiondire cipolla, aglio e prezzemolo e se non ce li hai nell&rsquo;olio caldo ci metti i calamari tagliati a pezzi, ci aggiungi il sale e il pepe, salsa di pomodoro se &egrave; festa e poi acqua calda che non costa nulla per lasciar bollire fino a completa cottura&rdquo;.</p>
<p align="JUSTIFY" style="margin-bottom: 0cm;">E lui si &egrave; fatto una storia scolastica sufficiente, perch&eacute; ammaliato dalla fuga; finestre e balconi sempre aperti mostravano meglio le sirene. Per quegli insegnanti il reato &egrave; stato: omissione di soccorso ma spetta ora ai giovani giudicare il loro operato, d&rsquo;istinto si aveva gi&agrave; processato e condannato.  </p>
<p align="JUSTIFY" style="margin-bottom: 0cm;">&ldquo;Alla fine, aggiungi il brodetto alle verze e servi caldissimo, con crostini di pane raffermo&rdquo;. Con un profumo intenso, persistente di inverno, con un bagliore smorto di faro in pena, angustia di monti alle spalle, sono le dieci di sera, cos&igrave; l&rsquo;ultima luce &egrave; sul mare, il cielo confonde tutto in un unico mistero. Con questo profumo di vento freddo arrivano i calamari.  </p>
<p align="JUSTIFY" style="margin-bottom: 0cm;">Di questi tempi cos&igrave; freddi, portano poche cassette di calamari e le adagiano l&igrave; sulla piccola piazza di Dragoseti&#269;i. Sono i fratelli &ldquo;Doppio&rdquo; e &ldquo;Triplo&rdquo; a portarli. Ridono degli acquarelli ma non perch&eacute; siano quelli di Iadranko ma perch&eacute; poi alla fine puzzano sempre di pesce. Ti immagini appenderli in casa? Sono uomini che vengono da Pag, altra pietra frantumata di Dalmazia. Domattina tornano alle loro saline, i campi del mare. E&rsquo; difficile per un artista dimostrare di avere ragione, pu&ograve; sperare soltanto che gli altri lo pensino.</p>]]></description>
	<link><![CDATA[http://www.piandimarte.it/dblog/articolo.asp?articolo=6]]></link>
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	<dc:date>2010-03-10T15:05:47+01:00</dc:date>
	<dc:creator>alessandro</dc:creator>
</item>
<item>
	<title><![CDATA[Il rosso della steppa]]></title>
	<description><![CDATA[Vado a trovare triestini a B&eacute;k&eacute;scsaba. Che bel nome di origine turca. B&eacute;k&eacute;scsaba &egrave; famosa per le grasse salsicce cotte al burro. I suoi abitanti un tempo  le sbranavano a metro per distinguersi dai rumeni perennemente morti di fame, al di l&agrave; della frontiera prossima. Questa gente si presta ancora oggi molto bene a certi luoghi comuni, sebbene la Romania trabocchi di carne. Da giorni li vedo sempre rubicondi e baffuti brindare con birra alle otto del mattino mordendo le salsicce. Per la nostra trib&ugrave; pu&ograve; risultare un popolo da commedia, per altre di eroi: non prendetelo in giro, alla fine dell’800 ha impostato una straordinaria protesta civile, repressa tra l’altro da soldati che arrivarono proprio dalla Romania e cos&igrave; questo popolo conobbe la stretta relazione di cui parla bene Canetti e cio&egrave; quella che c’&egrave; tra garanzia di nutrimento e comando. Perdoniamolo se ha rinunciato alla condotta a favore del colesterolo.
Dormo all’Hotel Fiume. 
L’albergo &egrave; quello di altri tempi, tipico di una fiaba dell’est o di una romantica vacanza di villeggiatura da tramonto dell’impero. Nel nome rievoca il glorioso porto adriatico degli ungheresi, quello dove altri signori coi baffi sedevano ai tavoli felicitandosi con l’imperatore per le squisite klobase che concedeva loro mangiare: salsicce pi&ugrave; a modo di quelle magiare.
E’ stata una serata abbandonata al cibo, scivolato su un tappeto di brodo di carne squisito. A fiumi di rosso vino di Eger, di pesantissimo petto d’oca fritto sommerso da gnocchetti; di acido formaggio; di polpettone di cacciagione trionfante su etti di calda marmellata. Giusta serata dopo dodici ore di macchina necessarie a cancellare tutta la pianura ungherese tratteggiata dalle infinite statali. Dopo il confine croato il fenomeno abitativo cambia, la pianura slava &egrave; costellata di abitazioni, quella ungherese sembra invece disabitata; bisogna raggiungere i paesi e le citt&agrave; per vedere le case. L’assenza di gente &egrave; avvincente. Si riesce a guidare in gran relax. Rispetto a una decina d’anni fa ci sono per&ograve; molti coglioni accessoriati di SUV che volano tra puttane, Romania, locali alla moda, csárdás senza trippe e Balaton. Sono i figli del satellite che li naviga in questo mare in secca, anche loro attori che simulano e assomigliano agli attori del brillantato West. 
Chi vive a Trieste vive questi luoghi con una certa familiarit&agrave;, non li ha mai visti ma li pensa ubicati in periferia. La storia e la geografia si rincorrono nell’immaginario popolare. Chi non pensa al passato, nella citt&agrave; giuliana, ogni volta che varca la soglia di un buffet? Ecco, in un certo spazio mentale B&eacute;k&eacute;scsaba &egrave; come esistere nei dintorni perch&eacute; contribuisce a significare la vita a Trieste. 
Ceno a casa dei miei amici.
“Prendi la cucina di una famiglia il cui bisavolo &egrave; caucasico e la bisnonna &egrave; italiana; il cognato &egrave; austriaco e lo zio &egrave; francese. Collocala in una nazione che ha le gengive buone, il gusto fine e la voglia di cucinare. Questo pu&ograve; dare un’idea della cucina ungherese. Sono parole di Károly Gundel, quello che qui &egrave; stato come Sacher a Vienna. La prima cosa che abbiamo imparato, venendo in Ungheria, &egrave; stato cucinare il gulyás.”
“Come triestini eravate avvantaggiati, ho mangiato ottimi golaas in riva al mare”
“S&igrave;, ma qui nel gulyás quello che conta pi&ugrave; di tutto &egrave; il colore. Lo stesso Gundel pretende nella sua ricetta di metterci i pomodori ma, si sa, per chi conosce la filosofia di Gundel &egrave; normale. L’attuale proprietario del suo storico locale di Budapest, questo George Lang, dice: una grande tradizione culinaria come quella francese o cinese pu&ograve; svilupparsi solo seguita dai poeti, ispirando a sua volta ai suoi cittadini i piaceri dionisiaci della tavola. Cio&egrave;, dico io, gli eruditi possono tutto in cucina perch&eacute; hanno perduto il significato dei particolari.”
“Ricapitoliamo.”
“Quello che da noi laggi&ugrave; a Trieste si chiama golaas alla fine &egrave; uno spezzatino senza patate, qui &egrave; una zuppa, una minestra dove il brodo si fa cucinando ossi e legumi. Raramente si mangia con carne di porco. Manzo, soprattutto manzo e del pi&ugrave; grasso. I mandriani di questi posti - che se guardi una carta dell’Europa proprio non capisci che gente potesse essere, sciamani, zingari, comunque nomadi - arrivavano, mettevano sul fuoco il calderone e facevano un mangiare rosso ma cos&igrave; rosso che sprigionava calore da tutte le parti. Doveva scaldare solo a vederlo. Non piccante, attento: rosso fuoco di calore. La paprika serve a questo, oltre che ad addolcire il lardo usato per soffriggere. Il lardo rancido veniva aggiustato con la cipolla, con tejföl, la panna acida…”
“Quindi i pomodori?”
“Fatti di fresca data. Comuni ai gulasch nel resto dell’Alpe Adria. A Trieste niente patate, si usa l’olio per soffriggere, alcuni mettono la birra, aggiungono le erbe aromatiche, aggiungono anche la salsa, spolverano timida e insulsa paprika. Nella memoria italica l’umido deve restringersi ed abbiamo lo spezzatino. Nella confusa memoria triestina lo spezzatino &egrave; con le patate e lo si chiama calandraca. Insomma, del colore non importa a nessuno. Non &egrave; dunque nemmeno una replica dell’originale, questo golaas. E poi a Trieste lo mangiavano spesso col cavallo. Il cavallo riportava alla mente gli ungheresi.”
“Echi di sciamanesimo fino al mare?”
“Ne. La periferia di Trieste trabocca oltre i confini amministrativi. Ci sono citt&agrave; che si estendono in modo sproporzionato al numero dei residenti. Trieste coincide con un mondo che fu addirittura Impero. Zingari di Strumica, in Macedonia, alla parola Trieste associano il mercato del Ponterosso a una specie di centro cittadino; ci sono serbi e bosniaci ma anche ungheresi che pensano Trieste come una grande Ikea; qualcosa cambia, &egrave; certo, il mercato di Ponterosso non c’&egrave; pi&ugrave;, ma &egrave; cambiato poco nei meccanismi del pensiero di chi alla fine risiede per scelta o per necessit&agrave; in quel quartiere-capoluogo di regione. E’ geografia della mente.”
]]></description>
	<link><![CDATA[http://www.piandimarte.it/dblog/articolo.asp?articolo=2]]></link>
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	<dc:date>2009-12-18T18:21:26+01:00</dc:date>
	<dc:creator>alessandro</dc:creator>
</item>
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	<title><![CDATA[Matalotta di pesci]]></title>
	<description><![CDATA[Il lusso dei poveri &egrave; il tempo. Cos&igrave; ho letto da qualche parte. Tempo per lamentarsi, per dormire poco, per succhiare fiori di cardo bolliti o, peggio, per raccogliere lumache tra gli spini d’agosto, lasciarle spurgare col desiderio di abbuffarsi; tempo per pensare rivoluzioni, attuarle, magari fidandosi  di chi tempo non ne ha, ecco, il lusso dei poveri &egrave; quello spazio che &egrave; anche mentale dove &egrave; possibile tutto, soggiacere o emanciparsi per diventare ricchi, dove la morte stessa o &egrave; oscena o &egrave; eleganza. Lusso di donne siciliane, che quando il marito stremava per le febbri, eran pronte a coricarsi con lui in eterno Lasciamo perdere che tipo di poveri. Piuttosto: la morte vista dai poveri. Per la morte di erbacce o per esteso di tutta la flora, beh, non ci si scomoda; per quella dei cristiani bisogna parlarne dopo essere risorti dai Cappuccini a Palermo; per quella del merluzzo bisogna essere preparati, ispirati e saperne, di cose. I poveri sanno ancora lordarsi gli occhi e le mani. E con queste dita nere bisogna pur fare da mangiare. Per s&eacute; e per gli altri. Un atto d’amore &egrave; cucinare per ospitalit&agrave;, mica solo per sfamare. E’ un altro lusso di noi poveri sciocchi.
Prendiamo il merluzzo come soluzione didattica; andiamo al mercato per prima cosa. Vedete, per acquistare un buon merluzzo &egrave; necessario avere giuste conoscenze: conoscere le persone giuste per avere in cambio del soldo quel che &egrave; doveroso ricevere, mica scemi. Il mio amico in questione, Tito, sacerdote diretto di Nettuno, somma conoscenza, lo posso incontrare ogni giorno, domenica compresa, dalle sette del mattino alle due del pomeriggio. Prima delle sette ad allestire il banco ci pensano figli, nipoti e ragazzi del rione, lui &egrave; anziano e ha diritto a riposare un po’ di pi&ugrave;. Quando varchi la sua porta ed accedi al paradiso dei pesci, ti senti in mezzo al mare, se non altro per il profumo. Chi ha detto che il pesce puzza? Quello che vogliono rifilarci a noi poveri scemi s&igrave;, quello appena pescato profuma, come profuma il mare. Ma a ben guardare, il ghiaccio veste tutti i tipi di bestie, pescate in tutti i modi, perfino quelle allevate che non valgono niente e quelli che, non dico festeggiano il loro primo compleanno, ma insomma che proprio freschissime di morte non sono. A prima vista, non si capisce nulla: la catasta dei pesci d&agrave; spettacolo di colori e quando sono cos&igrave; disposti, sembrano urlare forse perch&eacute; per davvero qualcuno vivo c’&egrave; ancora, tipo il prete, ottimo per tutte le zuppe, che sembra inebetito dai discorsi degli astanti, discorsi grassi sull’eccellenza e sull’acquolina, che odorano di fregola. Gi&agrave;, perch&eacute; al mercato si va per corroborarsi, mica sempre per comprare. Torniamo alla catasta: &egrave; enorme perch&eacute; siamo nel tempio della vista, qui &egrave; questo il senso che conta, Santa Lucia batte Santo Pio a colpi di lisca perch&eacute; ci vede meglio, perci&ograve; pi&ugrave; c’&egrave; pesce pi&ugrave; viene voglia, e in mezzo a questo mare asciutto ci si ficca di tutto. In realt&agrave; ci sono logiche di disposizione. Ad esempio, ma non so perch&eacute;, i merluzzi spesso sono in vista e abitano la parte superiore del banco. Io credo perch&eacute; &egrave; un animale sacro associato ai malati; simbolo fallico per antonomasia che fa bene alla vita e alla vista. Ma ci sono due tipi di merluzzi, anzi tre. Il terzo &egrave; il merluzzo irrimediabilmente morto, quello che, vecchio, riesce proprio a non sapere di niente, &egrave; il merluzzo di cui ci attendiamo un ricordo di lucida argentatura, indotta ma non forzata, poich&eacute; &egrave; comunque quello che resta il pi&ugrave; venduto. Il secondo &egrave; un pesce freschissimo e serissimo, di pi&ugrave;: solenne nella sua compostezza; difficilmente se ne trovano “impazziti” cio&egrave; contorti per essersi resi conto della rete che li sta ammazzando. Quei pesci che vedete tutti torti, hanno vissuto i loro ultimi istanti in modo spaventoso. I pescivendoli esperti ve lo diranno e cos&igrave; eviterete di mangiarli crudi. Il mio pescivendolo mi dice: mangialo il pesce ridotto cos&igrave; ma sappi che gli &egrave; andato il veleno della pazzia nel sangue. Il primo &egrave; il merluzzo lodato da chi conosce e apprezza la morte. Il pi&ugrave; temuto dal mondo borghese e dir&ograve; il perch&eacute;. Difficile capire, bisogna fidarsi. Tirando su l’amo, la bestia &egrave; in preda all’embolia. La morte la sfigura, sopraggiungendo nel taglio della bocca che appare mostruosa, bocca ingombrata dalla bolla d’aria, corpo gonfio, annegato all’incontrario. Deve attrarre, la metamorfosi mostruosa. La bont&agrave; deve attraversare il non luogo della purezza del pesce. L’irrazionale e il demoniaco di questi tempi riescono a entrare appena dalla finestra giacch&eacute; la porta &egrave; sbarrata. I poveri lasciano socchiusi gli infissi. I banali borghesi ridono del mio pescivendolo. Ma ne hanno timore. Altrimenti non avrebbero proibito con severit&agrave; ai poveri di esistere. E per i poveri non esiste solo il tempo, esiste il desiderio ultimo che &egrave; la condizione mentale di poterlo godere in santa pace anche se si &egrave; brutti e male in arnese. Questo orrore &egrave; la bellezza perch&eacute; &egrave; affidabile. Utile bellezza. Io compro l'animale gonfio. E il merluzzo dove andr&agrave; finire? Nella matalotta, insieme agli altri compagni di lisca. E per ogni bestia sar&agrave; necessario ripassare il rito. Per questo la matalotta &egrave; una zuppa di cui i borghesi hanno sempre pi&ugrave; paura. Come di tutti i caciucchi del mondo! Temono vendette e l’unica zuppa di mare che osano mangiare &egrave; quella cara, e comunque solo a patto che non ci abbia le spine!
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	<link><![CDATA[http://www.piandimarte.it/dblog/articolo.asp?articolo=1]]></link>
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	<dc:date>2009-12-18T18:13:31+01:00</dc:date>
	<dc:creator>alessandro</dc:creator>
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