San Cristoforo

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Sino all'inizio degli anni '80, la chiesa di San Cristoforo era la sede parrocchiale della comunità che abitava il Pian di Marte, alle spalle del lago Trasimeno, tra i comuni di Passignano e Lisciano Niccone.
Posta sulla sommità del Poggio che domina il piano, S. Christophorus Plani Martis è stata costruita in sostituzione di un'altra chiesa più antica posta poco lontano.
La primitiva chiesa è nominata nel diploma col quale, nel 1163, l'imperatore Federico I il Barbarossa accordava la sua protezione al vescovo di Perugia e alla cattedrale con le rispettive chiese. Verso la metà del XIV secolo la medesima chiesa era membro dell'abbazia benedettina di S. Maria di Petroia (diocesi di Città di Castello).
L'esistenza quale parrocchia è attestata fin dal 1500, nel 1565 si ha notizia del fonte battesimale (ora al Museo Diocesano di Perugia) ma se ne ignora la data di costruzione. Un forte terremoto alla fine del '600 danneggia le costruzioni esistenti ed è all'inizio del secolo successivo che vengono costruite la casa canonica e poi man mano gli edifici che costituiscono l'intero complesso.

Sono molte le testimonianze storiche che si ritrovano a partire de quell'epoca, nelle pietre e nei materiali da costruzione. L'entrata dalla loggia alla canonica riporta l'anno 1742, mentre un'architrave al piano terra segna una data ancora precedente: 1717. Durante la ristrutturazione è stata ritrovata una tavella in laterizio firmata e datata 1770.
Tornando alle cronache, nel 1746 viene benedetta la nuova chiesa parrocchiale e il rettore di allora - Don Giacomo Buitoni da Borgo San Sepolcro - commissiona un bel dipinto che sarà eseguito nel 1750 e che vedrà rappresentati l'Immacolata Concezione con San Cristoforo e san Giacomo: il quadro attualmente è esposto nella Chiesa del SS.mo Sacramento a Castel Rigone.
La chiesa di San Cristoforo conserverà a lungo la forma rettangolare datale nel '700, nella quale si iscrivono con regolarità le cinque tombe sotterranee, che in attesa di studi approfonditi ancora custodiscono i loro morti: tracce di nomi e di date dal 1600, piccoli oggetti devozionali, scheletri allineati e ossa scomposte di personaggi di statura elevata, probabilmente Cavalieri di Malta in uno dei tanti presidi di confine tra Perugia e Cortona, tra il Papa e la Toscana.
Nel corso dei decenni il complesso di San Cristoforo si ingrandisce e alla casa canonica si aggiunge la casa colonica per i contadini che lavorano le terre della Chiesa; la casa viene costruita a tronconi successivi, cosicché nelle pareti interne si conservano tracce di vecchie finestre. In ultimo viene costruito l'essiccatoio per il tabacco, del quale rimangono visibili le bocche da forno e gli alti camini.
Una lastra di marmo sul portale della chiesa ricorda una visita pastorale in occasione di un restauro avvenuto nel 1857. Alla fine dell'Ottocento risale la costruzione del Camposanto sulla collinetta dirimpetto alla chiesa, a servizio della popolazione della parrocchia che contava allora 446 abitanti. Il Camposanto si trova lungo la ripida strada campestre detta “il Loggiolo”, che porta a Castel Rigone.
La chiesa di San Cristoforo costituisce per lunghi decenni il centro attorno al quale gravita la vita operosa del fertile pianoro e sul suo fianco trova posto la lapide che ricorda i caduti di Pian di Marte nella Grande Guerra.
Negli anni '30 Don Guglielmo Marcucci, nominato parroco di San Cristoforo, trova la chiesa “insufficiente e brutta quanto mai esteticamente”, decide allora di ampliarla dotandola di un'abside in modo che la costruzione risulti allungata: l'abside poggia su un nuovo arco maggiore che va ad aggiungersi ai tre archi originali che sorreggevano la copertura; viene inoltre costruita una nuova sacrestia e il tutto è raccordato con la vicina canonica e il campanile.
Don Guglielmo apprezza invece la torre campanaria: “La chiesa ha il suo elegante campanile quadrangolare con quattro piani; all'ultimo piano vi è il castello campanario con tre campane. Il campanile ha quattro finestroni arcuati in pietra serena e mattoni. Finisce poi a cornicione lavorato come sopra e ricoperto a lavoro di fornace” (citato nella relazione storico-artistica della competente Soprintendenza, Ministero dei Beni Culturali)
Nel 1980 Diego Cardinali, nel suo libro Castel Rigone sette secoli di storia, parla della chiesa di San Cristoforo come “inagibile” (anche se la chiesa verrà sconsacrata successivamente) e pubblica una foto che testimonia l'inizio di un degrado che non farà che aumentare nei venti anni seguenti.
Dopo la sconsacrazione e la partenza dell'ultimo parroco, rimane ad abitare nel complesso di San Cristoforo la famiglia di pastori sardi che vi si era trasferita negli anni precedenti, ma poco dopo la casa colonica viene definitivamente abbandonata e inizia a subire pesanti danneggiamenti.
Quando noi e San Cristoforo di Pian di Marte ci siamo incontrati, il complesso era ormai in completa rovina, solo la canonica era parzialmente agibile e comunque a nostro rischio e pericolo; la chiesa sconsacrata affascinava il circondario e si vociferava di andirivieni sospetti e di “messe nere”, il tetto stava per crollare, una tomba scoperchiata era stata frugata e forse depredata, le acquasantiere asportate a colpi di scalpello.
Un posto così bello e così malconcio meritava che qualcuno se ne innamorasse!

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